Il lunedì mattina è sempre traumatico…Meglio farsi trovare pronti (Scattata con instagram)
Il lunedì mattina è sempre traumatico…Meglio farsi trovare pronti (Scattata con instagram)
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Quando ero piccolo il gelato per me era solo fragola e cioccolato.
non c’erano altri gusti, non avevo incertezze a riguardo
la coppetta, sì perché poi col cono mi pasticciavo tutto, era rigorosamente rosa e marrone.
poi potevo anche divertirmiì a miscelare i due colori per formare quel grigino dal gusto ineguagliabile
però non vi erano dubbi!
Il gelato al pistacchio, ad esempio, non lo calcolavo nemmeno.
l’avevo provato ma proprio non riuscivo a concepire tutto quel verde acido
per non parlare del sapore poi!
dolce, amaro, salato…troppi gusti per un bambino senza troppe pretese che vuole solo distrarsi da un caldo pomeriggio estivo.
ora invece il gusto pistacchio mi fa letteralmente impazzire!
quando mi ritrovo davanti alla vetrina traslucida di un qualsiasi gelataio il mio sguardo corre alla ricerca di quella tonalità spenta
il non trovarlo può voler dire rinunciare al gelato in quel momento…
cos’è successo?
eppure sono ancora io
l’involucro è sempre quello che un tempo conteneva quel bambino goloso di cioccolato e fragola
provo a ragionare allargando i ricordi
li dilato il più possibile per trovare anche il minimo indizio
nulla.
sono sicuro…
la storia è sempre la stessa
le persone cambiano e con esse cambiano pure i gusti
ma perché il gelato chiedo io!
fragola e cioccolato continuano a piacermi
niente, la conclusione è semplice e scontata: ho rivalutato il pistacchio!
in fondo l’idea generale che una persona si fa di una data cosa è determinata da un attimo
basta anche il minimo dettaglio per rendere spiacevole un esperienza.
prendiamo i film
ci sono film che in passato non mi sono piaciuti
ora rivedendoli mi sembrano dei capolavori assoluti.
qui la soluzione è semplificata dalla vicinanza del ricordo
quel film non mi era piaciuto perché lo stesso giorno avevo litigato con la persona con cui stavo guardando il film medesimo.
ci sono locali che non frequento per il semplice fatto che la prima sera erano vuoti, o semplicemente le ragazze non erano poi così belle!
dunque siamo così labili nel valutare un esperienza?
lo stesso principio è applicabile alle persone
con quante vite non ho incrociato il mio cammino solo per un semplice dettaglio?
quante occasioni perse per una dannata prima impressione!
città, libri, quadri, citazioni, volti,case, strade…
tutte nel calderone dei grandi esclusi a priori stroncate da un emozione fugace
dal brutto vizio di farsi impressionare, farsi un idea e non smuoversi più.
qual’è il trucco allora?
in realtà siamo abbagliati momentaneamente da cose che luccicano di luce non propria
emozioni che paiono dirompenti che poi stancano per la loro stucchevolezza
e qui entra in gioco il pistacchio!
sì perché col suo gusto mai fuori dalle righe difficilmente ti stanca
ci sono persone che ti inondano la vita anche per poco ma che poi risultano indigeste
l’esuberanza non sempre paga
la costanza a volte è il giusto compromesso
nella mia vita ho avuto a che fare con molti gusti
alcuni non mi sono piaciuti da subito
di altri invece ho fatto grosse scorpacciate ma che hanno portato solo a grosse indigestioni
e poi ci sono i pistacchi!
detto così fa ridere
però quella è la tipologia di persona che preferisco
mai sopra le righe se non in alcuni rari casi
ma alla lunga riesci ad apprezzarne appieno il reale valore
il tempo è un parametro imprescindibile nella valutazione finale di un esperienza
ammetto di far parte della seconda tipologia
tendo sempre ad abbagliare per poi risultare spiacevole
riempio a secchiate il bicchiere della persona che mi sta davanti senza mai accorgermi di aver superato il segno
metterci troppo vigore in quel che si fa non porta quasi mai da nessuna parte
sì perché poi una persona da te si aspetta sempre il mondo e purtroppo il mondo non lo hai mai a disposizione quando serve.
si dovrebbe trovare il giusto equilibrio
forse un intera esistenza da pistacchio non è la giusta soluzione
ma non si può essere cioccolato a vita.
il pistacchio resiste, non è alla moda
non è stravagante come certi gusti che guardi con curiosità ma che alla fine non prendi mai
non è nemmeno tanto banale come un gusto crema tanto per intenderci.
spesso poi all’interno di una relazione, come naturale che sia, il nostro cono gelato è composto da più gusti.
tutto sta nel vedere come la persona che ti sta davanti consuma il suo cono!!!
io personalmente tendo a sbarazzarmi del sapore che mi piace meno…
via il dente via il dolore. poi scatta automaticamente il ballottaggio tra i due gusti rimasti
il segreto sta nel far arrivare alla punta del cono il tuo preferito.
non sempre è cosa facile
non sempre ci si riesce, ma quando capita puoi sorridere di ciò
nel rapporto è uguale.
se tendi a sbarazzarti subito delle piccole pecche, o semplicemente del lato che meno ti piace della tua dolce metà, poi ti rimangono le cose che preferisci
allora la “gara” per farle giungere alla famosa fine del cono sarà sempre e comunque piacevole.
sì perché il famoso ultimo boccone del tuo gelato sarà quello che ti accompagnerà durante la fine di una storia
se consumi con ingordigia tutto quello che di buono il tuo gelato può darti allora ti ritroverai con quello che meno ti piaceva di esso proprio alla fine
o, peggio ancora, ti ritroverai con una misera punticina del cono vuoto.
dunque prima impressione ed ultima troppo spesso risultano fondamentali
la nostra esistenza è intervallata da queste piccole cose che però danno un senso al tutto
ho mangiato gelati che non convincevano al primo assaggio e che più continuavano meno mi piacevano
ma spesso è deleterio tentare di mantenere vivo un rapporto solo per una speranza o una convinzione
io personalmente faccio parte di questa categoria, cerco sempre di vedere il lato buono giustificando e distorcendo la realtà a favore di un illusione
poi capita anche che quel cono gelato non smetterà mai di stancarti e allora puoi dire di essere stato fortunato
eventualità rara ma in quanto tale non impossibile.
inutile continuare con certi discorsi
la crescita di un individuo passa inevitabilmente da certe esperienze
e difficilmente si torna indietro a riguardo.
certo la vita era nettamente più facilitata dalla frivolezza di un gelato fragola e cioccolato
quando la nonna ti comprava una coppetta senza chiederti nemmeno se la volevi e cosa volevi
quando le tue pretese erano talmente semplici da affondare le radici in un sorriso e stop.
poi cresci, abbandoni le vecchie convinzioni
decidi tu se essere un gelato al pistacchio o semplicemente se volerne uno
verde pistacchio
dolce e amaro
tremendamente complesso ma al tempo stesso una certezza.
capita spesso
grazie al cielo.
è un tuffo blu
un salto nel buio
un atto di fede
una strada notturna in direzione dell’ignoto
spaventa
lo fa
a spaventare più che il salto è l’atterraggio
è un percorso ben poco chiaro che nessuno ha mai tracciato con una mappa
l’intrepido fremito del conquistatore non mi appartiene in certi casi
vorrei la sicurezza della terraferma non l’incertezza del mare.
ma purtroppo, o per fortuna, l’esperienza di una conquista passa attraverso luoghi ben poco sicuri
che avventura sarebbe se no?
mai sentito parlare di pirati che trovavano i tesori nel giardino di casa loro
a piccoli passi ci stacchiamo dal nostro mondo,
lo facciamo per cercare qualcosa che proprio non troviamo dentro noi
sappiamo che dall’altra parte c’è..lo abbiamo intravisto.
piccoli passi e nemmeno troppo decisi dicevamo…
il terreno all’inizio è scivoloso
la paura di sbagliare sentiero ti dilania il petto
le scelte si fanno importanti.
troppo.
diamo loro un peso esagerato
tutto si complica
tutto viene distorto
si sgretola sotto ai nostri piedi il pavimento di convinzioni che a forza di cose c’eravamo creati
la sensazione è strana
instabilità
la convinzione di essere finiti in un brutto sogno viene smentita dalla realtà.
sabbie mobili che ti fanno sprofondare lasciandoti cadere ai piedi di una montagna da scalare.
riparte il tuo cammino
il terrore è sempre lo stesso, il sentiero questa volta è uno solo: stretto,tortuoso e decisamente pericoloso.
a volte capita di desistere e di abbandonare a metà strada
talvolta non lo si intraprende nemmeno.
Arrivi in cima e capisci che non è finita
ti aspetta il famoso “atto di fede”
capisci che è necessario perché ti puoi basare solo su quello
ne intuisci l’importanza e decidi se compierlo o meno
spesso e volentieri ho saltato senza nemmeno pensare alle conseguenze
capita poi che con l’età inizi a sporgerti per vedere quanto è alto questo benedetto salto
guardi minuziosamente se ci sono delle rocce e quanto è profondo
attendi giorni e giorni, ci rifletti…forse troppo
ma l’esperienza di salti troppo frivoli compiuti in passato viene subito evidenziata dalle cicatrici che non puoi non notare.
alcune fanno male, altre sono il semplice ricordo sbiadito di una montagna scalata in passato
altre ancora invece te le sei procurate da solo per ricordarti certe esperienze.
poi capita anche che l’esperienza si vada a far benedire
puoi studiare tutti i manuali che vuoi su questo benedetto viaggio
tanto non serviranno a nulla…
ho visto persone partire durante l’autunno della loro vita e comunque compiere gli stessi inevitabili errori.
inizi a pensare poi a cosa ti aspetterà una volta compiuto il salto
e più ci pensi più la voglia di saltare aumenta
l’ideale sarebbe trovare uno specchio d’acqua docile, liscio come l’olio
ti tuffi e rompi l’immobilità di una superficie lasciata intonsa per te, l’acqua ti avvolge e tu ti fondi con essa…
ma questo non capita quasi mai.
poi ti decidi
pensi : “è il momento”
ti spogli dei tuoi vestiti
sciogli le stringhe delle scarpe e le riponi sul terreno perché dove stai andando non ti serviranno
ora sei da solo, solo con la tua anima
scrolli le incertezze anche fosse solo per quel momento
il cuore batte all’impazzata
le mani sudano
il respiro è affannoso
tutto ad un tratto senti mancare le forze
prendi la rincorsa
salti e…
Ore 4.00 am
Da qualche istante la ragazza aveva lasciato l’appartamento ed io consumavo gli ultimi
minuti prima del riposo fumando la sigaretta della “buonanotte”.
La luce del lampione filtrava attraverso la finestra in penombra mentre il fumo
saliva leggero compiendo una strana danza attraverso gli esili raggi della luna.
Tutto d’un tratto il vibrare del cellulare mi riportò alla realtà… era lei.
- appena tornata a casa..sogni d’oro un bacio! -
Continuai a seguire i miei pensieri, da qualche parte mi avrebbero pur portato credo
o per lo meno li avrei portati io in qualche luogo sperduto della mia coscienza.
Ripensai a come avevo conosciuto quella ragazza quel giorno non tanto lontano.
Lei era bellissima immersa in quella magliettona sgualcita di tre taglie più grandi, aveva
due occhi immensi ed il ciuffo che spuntava dal berrettone giallo le copriva la fronte.
Posai lo sguardo su di lei, girata verso gli orari ed intenta a scrivere qualcosa sul suo
taccuino, improvvisamente si girò e mi vide sbirciare; distolsi subito lo sguardo ma
questo non bastò per farla avvicinare a me:
-Ciao sono Giulia, quella che spiavi, non sono una buona osservatrice lo ammetto ma
comunque non posso fare a meno di notare che hai una chitarra..è tua?-
Premesso che non sono un musicista , che quella era la chitarra di un mio amico, e che
la stavo riportando al legittimo proprietario che l’aveva abbandonata a casa mia la sera
precedente, con naturalezza colsi la palla al balzo e le risposi :
- Piacere Luca. beh sì diciamo che questa è la mia chitarra se tu lo vuoi -
Prima bugia.
Il pomeriggio con lei trascorse con una facilità quasi imbarazzante, avevamo fin troppi
punti in comune, ci piacevano le stesse cose: arte,musica,calcio…
qualcuno dei due mentiva!
Lo ammetto, spesso ero io, ma davanti a quel sorriso avrei confessato pure di amare i
libri di Moccia o di trovare poetiche le canzoni di Nino D’angelo.
-Beh, io ora devo andare…ci sentiamo se vuoi-
Da quel “ci sentiamo se vuoi” capii che le probabilità di finire a letto con lei erano ben
più concrete del previsto.
Puntuali arrivarono gli altri appuntamenti, quelli di “rito”, mi feci accompagnare anche
da qualche amico, giusto per darle un quadro più chiaro della mia situazione e la cosa
pareva funzionare ma quello che più mi colpiva era che lei iniziava ad interessarmi
veramente.
Non puoi permetterti altri errori, pensai.. ma in fondo mi conoscevo fin troppo bene per
darmi delle lezioni di etica.
Nello stesso periodo frequentavo anche Laura, la cosìdetta “scopamica” ed
occasionalmente anche Elena, unico mio grande amore ormai svanito ed unica in grado
di farmi provare un minimo di batticuore.
Ora c’era Giulia però
- Il tuo corridoio iniza a sembrare la sala d’attesa del dottore -
Era Stefano, il mio migliore amico, che tra un tiro di erba e una birra non la finiva più di
tirarmi frecciatine…
- Più che la sala d’aspetto di un medico sembra il deposito merci della stazione… tutte a
me capitano?! - dissi ridendo nel tentativo di dissimulare le mie turbe a riguardo
Tentavo di difendermi alla meglio, ma ormai Stefano era passato definitivamente alla
categoria dei fidanzati, bruttissima cosa anche perchè tentava sempre di appiopparmi a
qualche amica disperata della sua morosa, ma in fondo lo faceva per togliermi da quel
brutto circolo che mi ero creato e che lui disapprovava in silenzio.
- Ma di cosa ti lamenti dico io? In queste settimane ne hai sdraiate tre! Certo, una è la
tua ex, l’altra scopa come un ossessa ma ha il cervello di un’anatra lobotomizzata e poi
chi c’è? ahhh sì la tua nuova fidanzata!!! -
Sapeva come farmi incazzare, e risposti con un laconico:
- coglione! mi bruci il letto con la tua cazzo di cenere! -
ma nel dire quelle parole un sorriso mi illuminò il volto e Stefano capì che la frase
appena pronunciata aveva centrato il bersaglio.
Passarono i giorni, e più passavano più il nostro desiderio cresceva…
- sai, è da quasi otto mesi che non faccio l’amore con un ragazzo…-
- eh sì… a chi lo dici…pure io non scherzo -
Seconda bugia.
In realtà la sera prima era venuta Laura da me..aveva portato uno strano arnese che
serviva ad immobilizzarla del tutto e si era lasciata scopare per tutta la notte.
- Luca… ho voglia di fare l’amore con te -
Il suo sguardo era basso e le guance di un rosso acceso, tanto acceso da mettere in
imbarazzo pure me
- anche io, ma non voglio forzare le cose con te… -
Prima Verità.
Effettivamente è vero, non so che idea vi siate fatti sul mio conto, ma amare le donne è
la cosa che mi viene meglio e che più mi piace;
adoro farle sentire desiderate, uniche per me…
mi piace fare credere che siano le migliori in tutto, sesso compreso..mi piace amare
senza metterci troppo sentimento, e la cosa pare funzionare e fin troppo bene.
- le hai detto che preferivi non forzare le cose???? ahhhhh ma allora sei un cazzone! -
Era sempre Stefano, fatto sul mio letto, che tentava di punzecchiarmi per farmi dire la
verità..era un maestro in questo, mi voleva un bene dell’anima ma godeva nel vedere le
mie finte reazioni spropositate alle sue frecciatine scagliate senza cattiveria, ma con un
amore che definire fraterno è poco. Questa volta di fianco a lui, in uno stato
decisamente più lucidio, c’era Anna la sua attuale fidanzata.
- Anna diglielo tu, ti prego…-
- Amore oramai lo sai com’è fatto Luca! se non manda tutto a rotoli con le sue teorie
amorose non è contento! Com’è che dici sempre Lu? -
insieme pronunciarono a memoria, quasi fosse una preghiera quella che oramai era la
mia frase di rito:
- Mi piace stuzzicarle, fare credere loro di condurre il gioco, renderle uniche ecc ecc
ecc -
- E queste stronzate funzionano? - disse Stefano un po’ indispettito
- Evidentemente sì…visto che è il quinto messaggio che mi manda questa sera! -
- Contento tu…contenti tutti - .
La stavo aspettando già da un po’: Giulia non era mai in ritardo…
Avevamo avuto una mezza discussione e questo era il suo modo di farmela pagare
pensai.
Tutto d’un tratto la vidi e capii che non me la sarei cavata con un semplice mazzo di
fiori tanto per intenderci.
- Ciao - disse lei baciandomi sulle labbra
- Scusa il ritardo ma la mia coinquilina aveva bisogno di un supporto morale-
- Uomini?-
- E cosa se no! -
Ecco, apriamo una parentesi su Federica , la coinquilina disperata , classica ragazza che
crede di avere in mano la chiave dell’universo e che poi al primo inconveniente si fa
crollare il mondo addosso. L”inconveniente in questo caso era un ragazzo conosciuto
qualche settimana prima che aveva lo strano potere di farla incazzare sempre e farla
sentire una merda totale, capacità non rara nel genere maschile e che su Federica aveva
un effetto devastante.
Sì perché la teoria del “prendi una donna e trattala male” pareva funzionare eccome! e
lui lo sapeva alla perfezione. Federica non era nemmeno la sua fidanzata, era l’amante..
e lui si arrogava il diritto di poterla trattare come voleva e quando voleva, andando da
lei nel cuore della notte per sfogare un le frustrazioni dettata da una vita fatta di
poche gioie e tanti fallimenti naturalmente, la vittima era la povera malcapitata incapace
di reagire o di imporsi.
- Ha risolto ora?- le chiesi sperando di captare segnali positivi sul suo volto.
- Macchè, risolveranno questa notte come sempre - disse sorridendo.
Buon segno.
- Luca credo di provare qualcosa per te - il sorriso aveva fatto spazio ad un espressione
più seria, quasi cerimoniosa.
Cattivo segno.
- Ma che dici? come fai a provare qualcosa per uno come me…eh sì che mi conosci
pure… donne! valle a capire! -
tentai di dissimulare il fastidio e la tensione che quella rivelazione mi aveva procurato;
io non volevo avere legami seri, non volevo la cosìdetta fidanzatina, volevo solo provare
determinate sensazioni ma senza scottarmi troppo.
Mi ritornarono in mente alcune mail di Anna che , oltre alla solita ramanzina sul mio
atteggiamento con le ragazze, mi metteva in guardia su come prima o poi mi sarebbe
capitata una situazione spiacevole..e questa aveva tutta l’aria di essere una situazione
del genere.
- Giulia non so cosa dirti, non credo di provare lo stesso per te -
Silenzio.
Imbarazzo.
Il mio essere distaccato in una situazione simile certo non l’aiutava e se ne rimaneva lì a
cercare i miei occhi quasi volesse infondere un po’ di quell’emozione che io non sentivo.
- Ora vado, se hai qualcosa da dirmi sai dove sono, se no non so che dirti…ciao Luca -
I suoi occhi si riempirono per un istante, tanto mi bastò per capire il peso delle sue
intenzioni.
Niente bacio, solo un gran frastuono nella mia testa, una specie di esplosione
improvvisa.
Mi aveva preso alla sprovvista. non sapevo come reagire.
Piccola digressione su di me e sui miei rapporti:
ho avuto un solo un grande Amore…
dopo il suo abbandono credevo che la vita avesse perso il suo senso…
come se quella persona rappresentasse il senso della mia vita
io prima già abitavo dentro di me, ero già il mio unico coinquilino eppure la mia
esistenza pareva essere incompleta.
poi la casualità ci ha uniti, lo ha fatto con forza, ci ha resi “speciali”
ecco ora la mia vita è migliore penso io, lo è perchè ho una persona che mi ama.
il senso della mia vita sta tutto qui?
non credo
mi sentivo smarrito in quella giornata piovosa
mi sentivo solo, distrutto
la mia vita non aveva senso.
avevo perso una cosa meravigiiosa che era entrata a far parte di me
e l’avevo persa inaspettatamente
il mio cuore sanguinava lacrime amare ora
l’avevo già persa in passato, ma faceva parte della danza degli amori
continui tira e molla che sembravano non scalfire quel sentimento
c’ero solo io per lei e lei era unica per me
ora tutto sembrava spazzato da un unica frase:
“ho conosciuto un altra persona”
in quel momento dentro me qualcosa si ruppe inevitabilmente
la sicurezza di molti anni passati reggendomi con tutte le forze a quell’amore si stava
dissolvendo
ricordo molto bene quel momento, quella giornata.
lei stava lontana da me come mai non era stata in vita sua
ma i chilometri che ci dividevano non erano nulla in confronto alla distanza sancita da
quella frase
ero morto, anzi.. volevo esserlo
mi feci una doccia lunga un secolo
le lacrime si mischiavano all’acqua che tentava di purificarmi
in un attimo le energie erano scomparse.
già da un po’ ormai non potevo considerarla “la mia fidanzata”
ma stupidamente continuavo a farlo
lei era ancora tutto per me
provavo un senso di frustrazione nel sapere che il mio amore non era più ricambiato
eppure avevo tanto amore da darle perchè era puro il mio sentimento,
non aveva incertezze.
credevo di aver trovato “quella giusta”, speravo in cuor mio di sposarla un giorno.
a mia vita era già programmata, sapevo che ci sarebbe stata solo lei
ora le fondamenta del mio essere stavano cedendo
stavo sprofondando ancor di più in un precipizio buio e sconosciuto: la solitudine.
la vidi dopo qualche giorno al suo rientro in Italia
capii che l’avevo persa per sempre
sorrideva lei
ogni tanto gli occhi le si riempivano di lacrime causate dai miei disperati tentativi di
riprenderla.
vinse il suo nuovo sentimento.
“come riesce ad amare un altro?”
“come fa a non accorgersi che l’amore che le offro difficilmente lo troverà in occhi
diversi dai miei?”
la frustrazione pompava
il cuore faceva un male assurdo.
le canzoni, i libri i film che guardavo mi riconducevano a lei
Lei faceva parte di un disegno superiore
lei stava sopra ad ogni cosa
lei era la mia vita
lei era il senso della mia vita.
di notte facevo incubi assurdi
sognavo sempre lei e comunque non riuscivo a dormire
la rividi dopo un po’ di tempo al suo ritorno a casa
ormai definitivamente non era più mia.
pronunciò un altra frase che a lei parve innocua
ma che mi spezzò ulteriormente il cuore..
“non voglio rovinarmi questa cosa nuova per te…”
respiravo a fatica
il lavoro mi costringeva a mantenere un contegno
divenni rosso e fumai una sigaretta.
come facevo a non odiarla?
semplice… l’amavo.
continuavo a scrivere e quello che scrivevo non mi aiutava a dimenticarla
mi concentrai solo su di me
provai nuovi amori
rimediai solo altre batoste
il baratro pareva essere privo di fondo
sprofondai in una depressione nera
volevo solo morire
nulla mi dava più gioia
non ridevo più di gusto
avevo perso ogni passione
continuavo a pensare a lei e a flagellarmi per le conseguenze dei miei comportamenti
arrivò il Natale…
lo lasciai scivolare sul mio essere
mi ricordava troppi momenti felici
momenti che ora lei viveva in compagnia di un altro
la rividi
mi fece male.
arrivò l’ultimo giorno dell’anno
volevo morire.
lei lontana e io perso nella mia quotidianità scandita da qualche piccola novità
passò anche quello.
iniziai a ricostruirmi una vita
partendo dalle fondamenta
i lavori erano già iniziati da molti mesi a dire il vero
la mia vita riprendeva un senso…anche senza di lei
solo che quel senso mi sembrava più piccolo… futile
il mio cuore progettava un futuro per me..non per noi
mi arresi all’evidenza: lei ormai era persa per sempre
rapita dal suo mondo, da mille sguardi nuovi
le colpe me le prendo io
il conto da pagare pure.
uscii in punta di piedi facendo attenzione a non calpestare i cespugli di una foresta che
avevo distrutto con ruspe e scavatrici
avevo distrutto io le mie fondamenta ed ora erano solo affari miei.
la vita passava ed il ricordo rimaneva lì
solo che era meno insistente
ogni tanto mi faceva male, come un articolazione dolorante durante una giornata
umida.
piovve
nevicò
comparse il sole
a forza di cose dovetti arrendermi all’evidenza che l’amore giustifica un esistenza, anche
la più misera
allora feci quello che si dovrebbe sempre fare in certi casi
smisi di pensare a ciò che avevo perso e mi sedetti sul ciglio della mia strada
mi presi una pausa da tutto.
ora guardavo la mia vita, lasciandola scorrere un po’
la serenità stava tornando, forse.
il suo ricordo è ancora ingombrante ma al contempo più leggero
è impossibile vivere senza uno scopo…senza un senso
ma quel senso non dev’essere per forza un altra persona.
Ed eccoci qui, reduce dall’ennesimo tentativo fallito…
Cosa sto sbagliando?
Ormai le mura che mi sono costruito sono invalicabili e riesco a farmi avvicinare dalle
persone solo marginalmente.
Giulia ne era l’esempio, era venuta da me e si era aperta totalmente, vedeva in me
qualcosa che io non vedevo.
E io l’avevo scacciata bruscamente.
- Cosa ti avevo detto Luchino? ma tu no..non dai mai retta alla tua amica Anna..fai
sempre di testa tua! -
Quanto sono brave le persone a spiattellarti in faccia tutti i tuoi errori, riescono a fare
una telecronaca perfetta e talvolta in tempo reale!
Stefano fumava come sempre sul mio letto, immobile in un angolo solo con il sguardo
corrucciato
la sigaretta si consumava da sola nella staticità della sua mano
cadde la cenere sul copriletto io vidi tutta la scena, Stefano perso nei suoi pensieri più
cupi neanche se ne accorse, ma in quel momento avevo ben altro per la testa.
Amare e non concedersi totalmente è la giusta punizione che mi sto infliggendo
inconsciamente.
Decisi di afferrare per le corna il toro e feci di tutto per riprendere i rapporti con Giulia;
le scrissi lettere, le mandai dei cd, nulla.
la ferita sembrava ancora sanguinare… poi un giorno successe che la rividi in una
libreria, pareva essere sola.
Entrai e mi misi davanti a lei
il cuore mi batteva all’impazzata nonostante non l’amassi come Elena
pum pum
pum pum
pum pum.
la fissai negli occhi e lei fissò me
avevo l’aria del colpevole ma lei non me lo fece pesare; iniziammo a parlare dicendoci
tutto quello che non c’eravamo detti fino ad allora
le dissi che era vero che non l’amavo ma che comunque con lei provavo sensazioni
piacevoli, simili a quel sentimento
le dissi che mi era mancata, che continuava ad affollare la mia testa e lei con gli occhi
lucidi accettò quelle che avevano tutta l’aria di essere delle scuse.
Quella notte facemmo l’amore, lei era bellissima..non ricordavo fosse così
Passammo ore ed ore a scambiarci le anime, a passarci amore e dolcezze
Provai il piacere più intenso della mia vita, mi commossi nel guardarla negli occhi
mentre raggiungevamo l’orgasmo contemporaneamente…
La luce del lampione filtrava dalla finestra illuminando il suo splendido corpo
lei si liberò dal mio abbraccio, si voltò, e con gli occhi rigati da una lacrima mi sussurrò
- Ti amo -
Il cuore smise di battere per qualche secondo, temevo quella frase..almeno pensavo di
temerla…ma con lei no.
Decisi di rischiare facendomi coraggio, è vero non l’amavo ma come detto era lei che mi
faceva star bene, che mi consolava quando stavo male, che in qualche modo pensava
sempre a me.
con lei mi divertivo quando c’era da divertirsi, ero me stesso e totalmente libero di
esserlo vivevo la stessa vita di prima solo con un valore aggiunto: lei.
Le risposi con quel poco fiato che mi era rimasto in gola:
- imparerò a farlo…-
le sorrisi, la baciai e la strinsi a me.
- è tardissimo Luca devo andare a casa-.
rimasi per un po’ solo nella stanza a ripensare a quella giornata pazzesca
La vita mi stava sorridendo e finalmente le mie paure si stavano dissolvendo…potevo
tornare ad amare rischiando qualcosa.
Non c’è nulla di più bello dello sguardo della persona che ti ama, e lo capisci solo
quando lo vedi impresso sul suo volto..
Io potevo provare a ritagliarmi il mio spazio di felicità,
l’amore è un lubrificante potentissimo che fa muovere gli ingranaggi di un esistenza in
modo nettamente più facile.. mai banalità detta fu più vera
accesi una sigaretta
Già immagino cosa mi dirà Stefano…mi prenderà per il culo per settimane ma lo farà
guardandomi con orgoglio, certe cose non serve dirle.
E poi ora c’è una piccola novità nella mia vita ed è giusto prendersi i lati positivi e quelli
negativi
non saranno sempre giornate perfette, ma il gioco varrà la candela.
Tutto d’un tratto il vibrare del cellulare mi riportò alla realtà… era lei.
- appena tornata a casa..sogni d’oro un bacio! -
34 lettere che mi bloccavano il cuore…ce l’aveva fatta… aveva vinto lei.
Mai fidarsi di una ragazza stupenda che indossa un berrettone giallo e che ti abborda
alla fermata del bus perchè da una così come minimo ti aspetti che possa ottenere
tutto quello che vuole…
Piacere sono Luca, ho 26 anni e come si suol dire: mi hanno fottuto!
Ma non sempre essere fottuti è una brutta cosa.
e ti capita di entrare proprio lì..
nel posto che sogni da tempo e che da tempo ti riempe la mente di fantasie.
ci entri ben consapevole di avere un cappello troppo vecchio per l’età che hai
una giacca troppo nuova e degli occhi fin troppo vergini per capire appieno questo luogo..
ci entri e sai già cosa ci troverai,l’hai visto fin troppe volte nel tuo immaginario…
una bettola piccolissima.
il pavimento in legno con le assi che scricchiolano.
un bancone popolato da quelli che definire clienti abituali è poco.
delle foto in bianco e nero con gente che nemmeno conosci
ma che pare essere famosa o comunque gente che a suo modo “ne sa”.
alcune luci natalizie che tentano di togliere quel buio che il soffitto crea alla perfezione.
i cartelli scritti a pennarello e degli specchi che ormai non riflettono piu’
ti guardi un po’ in giro
sei fuori posto.
ti senti fuori posto.
si fottano…in fondo sono solo di passaggio in quella che è la loro routine, la loro vita.
il buttafuori è scorbutico come è giusto che sia
ti dice di non sederti su quello sgabello…quello è il suo.
silenzio.
quelli che sembravano normali clienti si alzano dal proprio posto al bancone e raggiungono il palco.
questa sera tocca a loro suonare.
attacca la musica
spengo letteralmente il mondo.
l’attacco è una pura formalità, serve a scaldare le corde
poi ad uno ad uno iniziano gli assoli.
ed è li’ che inizia la magia
il mondo continua ad essere spento.
sorseggio la mia birra con pazienza, so bene che non posso andare oltre al mio angolo che mi sono creato
in punta di piedi continuo il mio viaggio verso quella che mi pare una poesia impossibile.
le pale del ventilatore girano troppo lente per dettare il tempo di quei raptus improvvisi.
continuo a guardarmi intorno e quello che vedo è cio’ che gia’ so
la barista tatuata
quella un po’ cicciona che mastica una cicca facendo il palloncino
due lava lamp troppo rodate ti fanno capire in che posto stai bevendo la tua cazzo di birra
manca solo il fumo delle sigarette per completare il quadro
ma non importa… lo senti ancora il fumo di tutta la gente che li’ ha lasciato qualcosa
qualcosa di piccolo ma che comunque e’ bastato.
la band prosegue
scherza e ride, si prende in giro
ma comunque non ti lascia certo distogliere l’attenzione.
il mio tabagismo mi conduce dritto all’uscita
esco ma il naso rimane incollato alla finestra del locale.
rientro
finisco la birra
finisce la musica
riaccendo il mondo, ma questa volta con la vibrazione
a volte le cose te le immagini.
te le costruisci per bene.
le pianifichi e le ispezioni.
nonostante tutto queste cose a volte riescono a fotterti senza preavviso
bello.
la gente vuole solo un bel finale…
ecco cosa cerca.
lo invoca, lo brama, lo spera
ed eccolo lì… lui entra, fa la sua bella giravolta e si mostra…
pubblico in delirio.
sorrisi interrotti da lacrime di gioia
lo attendevamo da tempo e lui è arrivato
una rockstar generosa che concede il bis con il sorriso di chi sa di piacere.
Il bel finale è la panna sulla cioccolata,
la crema che cola dal bignè stracolmo,
è un bagno caldo dopo una giornata pesante
una carezza attesa
è l’aria che respiri riemergendo a galla dopo un tuffo troppo violento
la luce che si riaccende dopo il blackout
il sole che filtra dalle persiane e ti sveglia da un incubo fin troppo reale
un sorriso spontaneo che si insinua in una giornata di dicembre
è la consapevolezza di essere parte del mondo
una pozzanghera che riflette l’immagine di un cielo azzurro pastello
è l’orgasmo che esplode mentre emozionato la guardi negli occhi.
mentre esco dalla doccia ripenso a quella semplice frase
“consigliami un film… basta che finisca bene”
c’è molto di più in quella richiesta
c’è voglia di sicurezza
c’è il volersi coccolare
c’è la voglia di non essere traditi da un qualcosa che ti fa passare del tempo o per lo meno te lo allieta
la voglia di evadere attraverso un film si palesa in una semplice richiesta…
il lieto fine
sì perchè in genere la vita ti abitua a cercarlo senza però trovare nulla.
si nota una vena romantica, sognatrice
che senso ha chiedere un consiglio su un film già sapendo che finirà bene?
in genere il lieto fine nelle favole coincide con la redenzione del personaggio
quindi mentre al buio guardi le immagini proiettate illuminarti il viso provi una sensazione di benessere
il protagonista soffre
si dispera
vive situazioni incredibili…
tanto tu sai già che finirà bene.
finisco di asciugarmi e inizio a vestirmi mentre osservo la mia immagine appannata allo specchio..
la vita in realtà in genere si presenta con altre dinamiche
tu non soffri così tanto
non patisci le pene dell’inferno…
non hai bisogno di una redenzione finale
quindi il lieto fine non è contemplato nella vita comune
perchè comunque non è una fine reale… il tuo film non si conclude
perchè vuoi un lieto fine?
forse il bisogno di sentirsi avvolti in quel grembo materno tanto caro ci spinge a cercare questo ed altro
la mia vita sta avendo un lieto fine?
io il lieto fine non lo cerco…vorrebbe dire morire
il concetto è estremizzato lo so
ma in una semplice richiesta si nasconde un mondo
mi infilo i pantaloni e metto la camicia… la mia immagine pian piano è sempre meno appannata..il vapore sul vetro sta sparendo
tu vuoi evadere per qualche ora…ok
mi chiedi di pensarci al posto tuo
lavoro con i film…so di cosa parlo.
perchè io non cerco per forza il lieto fine?
per carità, sono un suo grande fan
provo un senso di piacere immenso
il cuore mi si allarga quando intuisco che sta per arrivare.
a dire il vero non ne ho avuti molti di lieto fine in vita mia
e ne ho visti veramente pochi…in genere in tv e basta
…un film a lieto fine…
mi sono sempre considerato una persona complicata
un po’ sognatrice
un po’ razionale
molto caotica
senza dubbio con un cuore grande
ho sempre voluto il lieto fine per gli altri mentre per me la speranza era vacua
provo un senso di irrequietezza nel sentirmi troppo appagato
forse è per quello che non cerco di finire in bellezza
mi godo il momento solo per un attimo e poi via… immerso nei miei pensieri pessimistici
“sì sta andando bene..ma tanto non durerà”
eccomi qui dunque
non posso cercare un finale che so già che non arriverà
” se parti già sconfitto però hai perso in partenza”
credo che sia vero, ma non riesco proprio a cacciarmelo in testa..o per lo meno a metterlo in pratica
ad uno ad uno infilo i bottoni della camicia…
annodo la cravatta e continuo a fissarmi allo specchio
che espressione buffa che faccio mentre me la metto
dicevamo che uno non può trovare il finale perfetto se non lo cerca…giusto?
beh forse la chiave di lettura è proprio qui
perchè rincorrere un finale quando lo svolgimento è già buono di per sè?
sì in fondo la sfrenata ricerca del lieto fine non mi fa apprezzare quello che sto vivendo!
perchè deve finire bene e svolgersi in maniera tragica?
se una cosa finisce bene vuol dire che è iniziata male no?
non si può semplicemente vivere bene quello che si ha e poi via…verso un nuovo svolgimento?
la fine è segnata….una fine non può essere mai bella soprattutto nella vita reale
è come mangiare una torta sapendo che finirà
non riesci a gustarla, ad assaporarla appieno
l’idea dell’ultimo boccone ti strazia
sai che è inevitabile
poi arrivi al momento X
eccolo lì…l’ultimo fottuto boccone
e da lui ti aspetti il mondo!
ti aspetti che sia fantastico
lo hai lasciato in fondo perchè quello era il pezzo migliore
un semplice boccone dovrà sostenere il ricordo di una torta intera
non era meglio gustare fin dal principio tutto quel ben di Dio?
tanto prima o poi sarebbe finito ugualmente!
forse è un pensiero sciocco
ma sono due prospettive diverse di compiere un cammino…qualunque esso sia
vuoi un bel film o un film che finisca bene?
mi sistemo i capelli
mi allaccio le scarpe ed esco
riflettere sulle piccole cose come una frase apparentemente insignificante è la chiave di tutto
noi siamo quello che diciamo
noi siamo quello che ricerchiamo
i nostri sogni
le nostre aspettative
la nostra vita
tutto è il risultato di tutto
continuo a preferire il finale a sorpresa
ho voglia di emozionarmi per quelle sorprese che la vita ti regala
so che mi condurranno da qualche parte
so che la fine è contemplata, del tutto naturale
ma preferisco viverle senza troppe domande
senza l’illusione di poterle controllare per far sì che “finiscano bene”
non voglio essere comandato dal destino ma nemmeno mi illudo di comandarlo
sarebbe uno sforzo troppo grande ed inutile
ma in fondo mi è stato chiesto un film…
una sciocchezza
una piccolissima porzione di tempo per evadere un po’ dalle certezze che uno ha
ed allora penso che forse sia legittimo chiedere un lieto fine
del tutto comprensibile.
Per dissociarmi come mio solito dunque non finirò bene questi miei pensieri
punto.
Se prendi un aereo in quella direzione per tentare di scoprire il nuovo continente hai capito ben poco.
L’America l’hai già vista tutta.
l’hai vista in tv, al cinema, l’hai sentita per radio.
L’America non la scopri… la cerchi
è un film che non ha bisogno di essere girato.
tutto quello che puoi fare è schiacciare play.
e intanto continui a cercarla…
e ti capita di trovarla sai?
oooh sì se ti capita
la trovi praticamente dappertutto.
lei è generosa, si concede senza fare troppe storie
ti da tutto e subito…
l’America sono io
l’America è lei
è come ogni cosa il riassunto di un altra
come spesso accade la idealizzi e la vedi come vuoi tu
ti fai mille seghe mentali
la accorci
la allunghi
la rendi più o meno cattiva.
L’America lì, in America appunto, l’ho vista dappertutto
la guardavo estasiato lì dove mi si diceva di esserlo
la temevo dove tutto suggeriva quel sentimento
lei è la classica donna capricciosa
lei è il tuo sentimento più nascosto
racchiude tutte le dinamiche della vita.
della mia sicuramente!
sono scappato da cose che ricerco qui..
che tristezza infinita se ci penso.
mi domando perchè la gente continui a fuggire da ciò che in realtà cerca
poi capita anche di trovarle quelle cose… ma lo sguardo è proiettato oltre
ce la farò ad accontentarmi mai?
o cercherò sempre un America più grossa? più bella…
in fondo è il suo principio base…
tutto, tanto e subito.
l’ho girata parecchio questa benedetta America
ho macinato miglia su miglia
e mentre lo facevo lo zaino piano piano si riempiva
di vestiti sporchi
di souvenir
di sguardi, di sorrisi
si riempiva di emozioni forti, che ti lasciano il segno
la consapevolezza era la cosa più ingombrante da trasportare.
Ho girato un bel po’ dicevo
ho visto i neon di Times square, proprio quelli sì!
emanavano una luce tale da illuminare a giorno l’intera piazza
ma se penso ad una candela che illumina un letto sfatto con due persone che si amano beh, mi sembra una luce scialba
ho mangiato di tutto laggiù, sì perchè c’era di tutto
ma nulla mi riempiva come una merendina divisa con la persona che in quel preciso momento ti sfama
sono salito sul grattacielo più grande del mondo;
aveva un balcone in vetro e potevo vedere la strada sotto di me…500 metri…da perdere il fiato
ma è nulla se paragonato alla vertigine che si prova nel compiere i primi passi incerti all’interno di una persona
quella che provi quando capisci che forse per te sta nascendo qualcosa e la paura che non sia ricambiata ti dilania il petto
tramonti, laghi, oceani, e poi ancora tramonti
un autostrada lunga quanto tutto il mondo sembrava un sentiero se pensavo alla strada che dovevo fare per andare al primo appuntamento.
e questa sarebbe l’America?
beh, ci ritrovo molto di più in me stesso allora, in quello che riesco a prendere dagli altri
ho visto i quadri e le sculture più belle del mondo, o per lo meno così dicono loro
ho visto la costituzione americana, ho scrutato minuziosamente alcuni dei documenti più importanti della storia
ma il cuore non mi si bloccava come quando leggevo il messaggio di un’innamorata
o la lettera rancorosa di chi mi sta dando dello stronzo.
e allora avanti con questa America…
ma chissà come mai mentre giravo in quella parte di continente
l’America per me era altrove
lo dicevo prima che era una cosa molto stupida
persone
donne
sguardi e sorrisi
tutto poteva bastarmi ed invece no.
forse in mezzo a tutti quei giganti mi sentivo solo un microbo e mi sono rifugiato in ciò che al momento non avevo.
che filosofia strana la loro
tanto diversa dalla mia
forse prima di partire ragionavo anche io così
ho sbattuto per benino la faccia in quel concetto ed eccomi qui
a raccontare di un America che ho visitato, forse anche tempo fa
forse in fondo non c’era bisogno di spostarsi più di tanto per trovarla
bastava fermarsi un attimo e ragionare
non ne sono uscito cambiato
in fondo qui si tratta solo di una stupida vacanza
ma in mezzo a tutto quel movimento per un istante ho visto la mia persona..
l’ho vista dall’esterno… non saprei nemmeno farne un ritratto
l’ho vista.
magari qualcun’altro ha visto la stessa cosa che ho visto io quel giorno…ma chissà
continuo a cercare l’America dove so già di non poterla trovare
succede anche per gli altri… due americhe difficilmente si troveranno tra di loro
e questo lo so per bene
ma il principio è sempre lo stesso…idealizza una cosa ed è la fine!
ci penserà poi la vita o comunque il corso degli eventi a farmi cambiare idea
oppure la solita storiella del
“rincorrere un sogno, un obiettivo, desiderarlo a tal punto da elevarlo a ragione di vita e bramarlo con tutte le tue forze fino a quando per caso lo realizzi e senza nemmeno accorgertene il sogno non è più tale.”
non so se crederci ancora in questa cosa…
ma credo che sia una lunga ruota che gira e rigira…
quel che mi rimane di questo viaggio è la consapevolezza di averci capito poco
non puoi prendere un aereo sperando di scoprire l’America.
che poi certe cose succedono e basta.
“che poi” è un brutto modo di iniziare una frase lo ammetto
però è sempre così, c’è sempre un “che poi” a frapporsi fra noi e il resto della nostra vita
rimane lì, sospeso a mezz’aria, pronto ad essere sfoderato al momento opportuno quasi fosse il jolly per ogni concetto
una premessa che tende a giustificare qualsiasi cosa sia detta dopo.
il ” che poi” è una filosofia spicciola, un modo d essere tanto semplice quanto condivisibile
ogni persona ha il suo, ogni individuo lo usa come scudo verso il mondo che lo circonda
esso può essere il trampolino di lancio verso il racconto di un esperienza magica ma può trasformarsi allo stesso tempo nel più complesso epilogo.
strana l’esistenza, incomprensibile come chi la popola.
io mi ci metto in questa grande categoria dei “che poi”
mi ci metto perchè ci provo gusto, dico di voler assaporare la vita, la penso unica , sicuramente troppo breve
poi mi siedo sul ciglio e la guardo passare.
resto immobile senza nemmeno chiedere un passaggio o per meglio dire, provo a chiedere un passaggio solo che poi…
tre punti di sospensione mi separano dal comprenderla appieno
tre punti di sospensione mi esiliano in un modo d essere che mi disgusta ma che in fondo è il mio rifugio più caro.
e la vita passa.
provo ad afferrarla come un treno in corsa
salgo su uno di quei vagoni merci fatti di legno proprio come quelli che si vedono nei film
penso ” Eccomi! ce l’ho fatta, sono a bordo” solo che so bene che non è così, è il posto sbagliato,
dovrei stare qualche carrozza più avanti seduto su un bel sedile foderato di velluto rosso.
” che poi ero salito su quel vagone” racconterò in seguito con gli occhi rivolti chissà dove
e rieccoci qui, al punto d inizio
si parlava di treni e vita insomma , metafora ormai inflazionata e noiosa
” ci sono treni che passano una sola volta nella vita! ” diceva qualcuno
questa è una realtà tragicamente vera; riprendere un treno ormai passato è impossibile, però è nella natura dell’uomo correrci a lungo dietro
o per lo meno è nella mia.
strano vero? nemmeno un pochino!
rincorrere un sogno, un obiettivo, desiderarlo a tal punto da elevarlo a ragione di vita e bramarlo con tutte le tue forze fino a quando per caso lo realizzi e senza nemmeno accorgertene il sogno non è più tale.
brutta bestia la mente umana
” che poi non era nemmeno così speciale”
la phantomima del ” che poi ” si abbatte inevitabilmente in quello che è lo spazio rosso del nostro essere che in tali casi si rivela il terreno più fertile per certi tipi di discorsi.
dovrei aprire un capitolo o scrivere un libro a parte su questo argomento, solo che non so scrivere e poi mi annoierei a morte!
amore e scuse comunque concorrono nel teatrino quotidiano che ci vede protagonisti
non penso di essere la persona più adatta per discorrere di certi argomenti lo ammetto
nella mia vita ho sempre fatto di testa mia sbagliando sempre
ho sempre preso treni di cui non possedevo il biglietto, sono sempre andato in direzioni totalmente opposte.
salivo sulla testa del treno e mentre esso correva veloce io mi dirigevo nell’ultima di carrozza quasi di corsa per poi capire che la fine era inevitabile.
Li passavo tutti gli scomparti, quelli lussuosi con le rifiniture in ottone e le signore nascoste dalle piume di struzzo, fino ad arrivare alla terza classe ove trovavo solo fumo,olezzo e qualche passeggero inopportuno.
mi sono sempre destreggiato fin troppo bene in certi contesti ma inevitabilmente mi sono sempre trovato alla fine dell ultima carrozza.
E’ proprio qui che entra in gioco la girandola del ” che poi”
lo scudo che ci ripara dalle nostre colpe illudendoci di cose non vere.
fallire già prima di cominciare sarebbe peggio penso io
le cose vanno provate, vissute, ci penseranno poi loro a farti capire con tutta la forza che stavi sbagliando
ho rimpianti per tutto, e sono giunto alla conclusione che anche se lo spiraglio è piccolo è giusto infilarcisi con tutto quello che senti in quel momento.
belle parole, peccato che siano pronunciate da me.
Ho passato giorni strani ultimamente
giorni fatti di lunghi pensieri che talvolta sfociavano in sogni ad occhi aperti
è possibile vivere intervallato da sogni irrealizzati?
nel mio caso penso di sì
mi conosco bene, un po’ ci godo nel vedere i miei fallimenti quotidiani, non sarei io se no
so chi sono e so di cosa sono fatto
so che il mio pensiero verso l’amore è costante e si manifesta in cento modi diversi al giorno
so che anche oggi andrò a dormire con lo stesso desiderio.
Non sono una cattiva persona intendiamoci,
ho il difetto di innamorarmi facilmente di qualsiasi cosa: una donna, una frase, un idea; il problema è che poi ci metto troppa energia in questo tipo di amore e impiego tutto me stesso annullando tutto ciò che di buono c’è in me.
Oltre al ” difetto” di innamorarmi spesso ho il difetto di sbagliare i tempi, sempre e comunque!
è incredibile come il mio orologio sia costantemente fuori fase rispetto al resto del mondo.
o arrivo troppo presto o tremendamente in ritardo, il problema forse sono io ( o forse no)
sì perchè la sostanza, la mia sostanza, è sempre quella.
ieri osservavo la neve e pensavo che in fondo è solo acqua, proprio come la pioggia
solo che la neve scende piano, si lascia osservare ed ammirare, ti ammicca prima di posarsi sul tuo sguardo estasiato
la pioggia invece no. arriva diretta, senza preavviso, non ti lascia il tempo di osservarla però la sostanza è la stessa, questione di tempi e modi insomma.
esempio forse stupido, ma ultimamente non sono molto brillante o forse non lo sono mai stato.
E’ da un po’ di tempo ormai che scrivo battendo quasi con rabbia su questa povera tastiera che deve sopportare le mie puttanate esistenziali e credo che la cosa stia funzionando.
Mi ero ripromesso di smettere di fumare e l’ho fatto
mi ero detto di trattare con amore la persona che amo e l’ho fatto
avevo preso l’impegno di dimagrire e indovina? l’ho fatto?
NO!
sì perchè ti parlo di un anno fa, ora la situazione è un pò diversa
e delle tre cose perse credo che riprendere a fumare sia la più grande cazzata del mondo, l’errore più grave
” che poi uno prende un vizio per togliersi un ossessione” mi dico io
e ci risiamo con il ” che poi”
L’altro giorno facendo di certi discorsi ho pensato che è da un po’ di tempo che non faccio l’amore
poi ho iniziato a riflettere sul perchè non si fa sempre e quotidianamente l’amore e ho capito che era veramente una domanda del cazzo!
per carità, risparmiamoci la favola della coppia perfetta, dei due cuori e una capanna
io credo ciecamente nell’amore e credo fortemente che amare voglia dire trovare una persona che va , scusa il modo di dire, “meno peggio delle altre”
come fai a capire che una persona è quella giusta ?
hai provato il resto del mondo e per esclusione hai scelto lei?
beato te!
credo che quello che noi chiamiamo amore sia in realtà un accontentarsi bello e buono.
visione triste del mondo? non credo; la definirei : visione onesta forse offuscata da pensieri poco lucidi.
una serie di coincidenze che ai nostri occhi sembrano magiche ma che in realtà non lo sono
non è periodo per certe riflessioni
a dire il vero dovrei vietarmi certi discorsi, ma è impossibile
tra qualche mese rileggendo tutto ciò potrei anche dissentire, smentirmi, ma tanto la ruota gira e prima o poi ripasserei dal via
penso ” è il bello della vita”
penso ” banale come cosa”
sì perchè non puoi capire la luce se prima non hai visto il buio più nero
non è il mio caso, ma nemmeno il tuo mi sa
il problema è che la luce la conosci, sai bene che c’è, sai di cosa è fatta e sai come affrontarla
il buio invece lo intuisci, non sai mai a che punto sei
nel buio ti ci puoi rifugiare senza ma e senza se, magari nel mezzo di un ” che poi”
che poi non so perchè mi ostino a credere a tutto ciò che dico
che poi credo di avere delle cose da dire a te, che nemmeno conosco
che poi in fondo quello che ho è la chiara conseguenza di quello che ho scelto
ora rimango qui
spengo l’ennesima sigaretta
accendo l’ennesima spia che indica una battaglia persa e penso che sono io tutto ciò
a te sembrerà normale
che poi nemmeno le volevo scrivere queste righe…
come al solito si tirano le somme dell’anno appena passato
fondamentalmente è stato un anno positivo..
ma il peso di un anno si misura anche dalle persone che incroci
quelle che occupano momentaneamente la tua vita, anche solo per un caffè
ne ho viste molte in questo 2010
ho incontrato persone d’oro disposte a far tutto per me
ho la solita certezza dei soliti amici, quelli veri
ne ho altri invece capaci di cogliere solo il lato leggero
ho conosciuto un po’ di donne in questo 010
alcune mi hanno lasciato qualcosa altre no
alcune le rimpiango, e magari lo 010 c’entra poco
ho riconosciuto il mio non amore verso certe cose
ho visto che per un niente la gente tende a mettertela in quel posto
e ho riso molto
ho pianto poco
ho pensato abbastanza…
ho conosciuto gente sgradevole
come quelli che ti credono un coglione perchè con loro scherzi e basta
o i falsi moralisti bravi solo a parole
ho conosciuto degli artisti
o per meglio dire, quelli che si credono tali
un foglio, della creta un qualcosa che pare un idea e via
giù a partorire aborti inconcepibili con la scusa che quella è “arte”
nel calderone ci sono anche anche gli anticonformisti..
talmente concentrati a non far parte di una massa che
a loro volta ne fanno parte
altrettanto poco originali nel pretende di essere diversi a tutti i costi
gente triste che ha paura di sembrare simile ad altri o semplicemente di essere considerata “normale”
non capiscono che a volte la cosa straordinaria stà proprio nella normalità
ci sono quelle che te la fanno annusare senza dartela
e quelle che te la danno senza fartela nemmeno annusare
quelle che programmano una scopata
credo che non ci sia cosa più triste
quelli che non riconoscono un emozione
quelli che se la impongono scambiando per amore chissà che cosa
quelli che stanno insieme per convenienza
quelli che nell’abitudine ormai ci sguazzano
ho sentito mille consigli di gente che faceva l’esatto opposto
ho ascoltato per bene quello che la gente aveva da dirmi e l’ho fatto mio
libri, musica tutti lì ad arricchire il mio duemiladieci
un anno fa esatto dicevo di tenermi stretto lo 09, nonostante non fosse un gran che
a distanza di un anno mi tengo pure questo ennesimo tassello della mia vita
ne ho riempito gli occhi fino all’orlo e se qualche goccia ne è uscita beh, poco male.